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Giuseppe Trombetta

sulla cover di VIGOR

 

( Anno 1982 )

 

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"Il Maestro" Prof. Giuseppe Trombetta

   Culturista fin dall'età di 14 anni, originario di Carpino ( Foggia ) è stato sulla scena agonista per circa 20 anni. Attualmente vive e lavora nella città di Bari ed in provincia.
  
   Ha partecipato a numerose gare, ha vinto tre titoli nazionali di categoria,
e si è classificato nei posti d'onore in tutte le altre gare.

   Ha conseguito vari titoli di merito e specializzazione nel settore del body building.
   Insieme a Umberto Devetak è stato fondatore della I.B.F. ( International Body Building Federation ).

   Ha rivestito importanti cariche come segretario nazionale F.N.C.F. / N.A.B.B.A. segretario europeo W.P.F. vice presidente F.N.C.F.

   Ha conseguito vari titoli di merito e specializzazione nel settore del body building.
   Ha organizzato tredici edizioni del Natural Mr. Italia e il campionato europeo I.B.F. 1987.

   Si è laureato in lingue e letterature straniere. Ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Medicina.

   Ha collaborato alla leggendaria rivista VIGOR per più di dieci anni, e collabora alle più autorevoli riviste del settore, come, Sport & Salute, Cultura Fisica, Body's Magazine.

INTERVISTA

Primo ottobre millenovecento...

L’autunno, da poco iniziato, fa ingiallire le prime foglie.

è una di quelle giornate che sembrano fatte apposta per i ricordi: a volte basta solo un particolare, uno scorcio, un profumo, le note di una canzone, a richiamare dalla memoria ricordi lontani eppur sempre vivi. Per me, che fui bambino negli anni Cinquanta, il primo ottobre andava ad iniziare un nuovo anno scolastico.

La nostalgia dei tempi andati mi assale d’improvviso e, non so come e per quale associazione d’idee, penso all’amico Trombetta e alla sua palestra laggiù a San Girolamo, vicino al mare.

è un po’ che non lo vedo e poiché sono appena le quattro del pomeriggio ed il sole, ancora caldo, invita ad uscire, prendo la coraggiosa decisione di fare un salto da lui col pretesto di portargli un libro di cultura fisica: “La conquista della forza fisica” di Ferdinando Lapalorcia, raro e antico testo, trovato per caso da un rigattiere.

Cinque minuti dopo sono già in macchina a godermi il bel panorama del lungomare di Bari. Quando arrivo è ancora presto. Fuori un ragazzo attende paziente. Parcheggio come posso, mi apposto di fronte in modo strategico, accendo un sigaro e aspetto.
       Tra una nuvoletta di fumo e l’altra, mi lascio andare ai ricordi e penso a Giuseppe, al modo in cui l’ho conosciuto e soprattutto a quello che ha rappresentato per me, in particolare, e per la cultura fisica in generale.

Comincia ad allenarsi sin dalla fine degli anni Cinquanta con una passione ed un accanimento che ha del sorprendente e da allora, a parte qualche breve parentesi, non ha mai smesso.

Appassionato di storia della cultura fisica e in particolar modo di quella degli anni Sessanta, possiede una nutrita collezione di libri e riviste ed è proprio questa passione che ci accomuna.

Oggi lo chiamano body building e le innumerevoli palestre, attrezzate con seducenti macchine fiammanti, sono frequentate indistintamente da persone d’ambo i sessi con indosso tute firmate da grandi stilisti. Tutto ciò non mi appartiene. Quando lo conobbi si chiamava culturismo. Erano gli anni Sessanta e qui in Italia aveva ancora pochi anni.

Fu John Vigna che, nel 1954, col suo libro “Muscoli e Bellezza”, per primo, diffuse questa nostra disciplina. In seguito vennero Tullio Ricciardi, Nicola Ghezzi, Umberto Devetak, Franco Fassi e Giovanni Desiati con le loro riviste.

Ricordo ancora la prima da me acquistata nel lontano 1965: il numero di ottobre di “Sport e Salute”.
La copertina raffigurava un astronauta che stringeva la mano ad un culturista e portava come sottotitolo: “Anche gli astronauti si allenano con i pesi”. Impossibile descrivere l’emozione provata nello sfogliarla e l’avidità con la quale la lessi. Entrai, così, in un mondo pieno di fascino e di mistero ancora tutto da scoprire.

Erano tempi in cui possedere un bilanciere ed un paio di manubri con dischi intercambiabili era un lusso per alcuni e un sogno per molti. I nostri attrezzi erano fatti di latta e cemento e la cantina la nostra prima palestra. Eravamo pochi ed isolati. La rivista ci teneva uniti ed informava. Steve Reeves era irraggiungibile, Leroy Colbert troppo. Tutto questo rappresenta per me Giuseppe Trombetta.

D’improvviso mi viene in mente di strappargli un’intervista e mezz’ora dopo mi trovo seduto di fronte a lui, nella segreteria della sua palestra, ad iniziare una lunga chiacchierata, sorseggiando un buon caffè.

Cominciamo con una domanda da psicanalista: parlami della tua infanzia.

Sono nato a Carpino, un paesino abbarbicato fra le montagne del Gargano, il 9 gennaio 1946. Le mie giornate le trascorrevo fra la scuola, le nuotate nel vicino lago di Varano e la fattoria paterna, dove, molto presto, imparai ad andare a cavallo. Mio padre era solito portarmi al cinema dopo una lunga giornata di lavoro. Era un modo per rilassarsi e farmi divertire. D’altra parte non c’erano altri svaghi se non i miei voli di fantasia nel voler emulare gli eroi dello schermo. Gordon Scott, nei panni di Tarzan, era il mio preferito, poi venne Steve Reeves. Da tempo mi andavo scervellando sul modo in cui questi personaggi avessero sviluppato i loro muscoli e la rivelazione venne dalla pubblicità della crema “Ursus” apparsa su un giornale. Ne ordinai subito una confezione. Assieme alla crema si riceveva in omaggio un estensore a molle. La crema si applicava sui muscoli dopo una breve esercitazione con gli estensori e flessioni a terra. I muscoli rispondevano bene e si gonfiavano, ma per lungo tempo mi rimase il dubbio se a svilupparli fosse stata la crema o gli esercizi. Optai per gli esercizi, anche perché non avevo i soldi per riacquistare la crema. Funzionava!

Quindi, diversamente dalla grande maggioranza dei culturisti degli anni Cinquanta e Sessanta,
tu non fosti ispirato, nella pratica della cultura fisica, dal libro “Muscoli e Bellezza” di John Vigna!

Circa un anno dopo, anch’io ebbi la fortuna d’imbattermi in quel volumetto. Esso fu il mio primo vero manuale di allenamento con i pesi. Aveva un grande potere persuasivo e ricordo che lo lessi in un sol giorno, tant’era coinvolgente. L’episodio, abbastanza singolare, avvenne a Carpino nell’estate del 1959. Stavo riposando, seduto su un muretto, dopo essermi a lungo affaticato con i pattini a rotelle, quando vidi avvicinarsi un ragazzo che portava in mano un libro. Anch’egli si sedette sul muretto, a poca distanza da me, e cominciò a fissare i miei pattini con un certo interesse. Senza indugiare, mi chiese se potessi prestarglieli. Io acconsentii ed egli mi affidò il suo libro. Incuriosito, gettai lo sguardo sulla copertina. Fu un colpo di fulmine! La foto del grande Steve Reeves mi fece sbarrare gli occhi, lasciandomi letteralmente trasecolato. Sfogliai il libro avidamente, ormai incurante dei pattini. Mi rendevo conto di avere fra le mani qualcosa di esclusivo, qualcosa che avevo da sempre desiderato possedere. In quel momento capii cos’era la cultura fisica. Quando il ragazzo mi riportò i pattini, intuii che me li restituiva a malincuore e quindi gli proposi uno scambio: i miei pattini contro il suo libro. Egli accettò di buon grado. Così, grazie a quel manuale, potei seguire un vero programma di allenamento, ma, in quanto agli attrezzi, dovetti accontentarmi di una bombola del gas e di una sbarra per trazioni messa di traverso fra gli stipiti di una porta. In seguito quel ragazzo diventò assessore comunale a Carpino e, ogniqualvolta ci si incontrava per strada, non mancava mai di ricordarmi come tutto fosse iniziato a causa di un paio di pattini.

Come nacque in te il bisogno di emulare gli eroi buoni e muscolosi dello schermo, Tarzan o Ercole che fossero, che ti portò a praticare la ginnastica con i pesi?

A causa della mia eccessiva magrezza, ero fatto oggetto di scherno da parte dei miei compagni di scuola, nonostante fossi il primo della classe. è ancora vivo in me il ricordo di un episodio che mi lasciò profondamente ferito nell’orgoglio. Era l’inverno del 1959, frequentavo la scuola media e avevo da poco iniziato ad allenarmi, come ho già detto, con estensore ed esercizi a corpo libero. Un giorno i nostri insegnanti ci portarono a vedere uno spettacolo cinematografico a carattere educativo. Com’era consuetudine a quei tempi, prima del film veniva proiettato il cinegiornale. Quel giorno uno dei servizi riguardava la cronaca di una gara di culturismo e, mentre gli atleti sfilavano sullo schermo esibendo i loro muscoli, dal buio della sala si levò una voce, accompagnata da sonore risate, che m'invitava a prender parte ad una di quelle gare. In quel momento compresi che venivo considerato lo zimbello della classe e giurai a me stesso che anch’io, prima o poi, avrei posseduto un fisico del genere.

Dotato di un fisico straordinario, Steve Reeves ha suscitato, per decenni, l’entusiasmo e le fantasie atletiche di moltissimi giovani. Per te, in particolare, cosa ha rappresentato?

Non è facile esprimerlo in poche parole. Al tempo in cui Steve Reeves era in auge, ossia tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta, erano numerosi i culturisti che possedevano, insieme ad una rara simmetria, uno sviluppo muscolare veramente eccezionale. Basti pensare a campioni del calibro di John Grimek, Clarence Ross, George Eiferman, Jack Delinger, Reg Park, Vince Gironda, Bill Pearl e Larry Scott, solo per citarne alcuni. Ma Steve Reeves aveva qualcosa in più, qualcosa che lo rendeva unico. Tutto in lui era formidabile: la sua figura slanciata e splendidamente conformata, che emanava potenza ed agilità; il suo volto dai lineamenti belli e nobili; il suo incedere simile a quello di un dio e perfino i suoi modi raffinati, che rivelavano signorilità. Lo vidi per la prima volta in una giornata di fine inverno del 1958. Era un pomeriggio freddo e piovoso e mi trovavo, insieme ad alcuni amici, nell’unico cinema del mio paese, dove si proiettava il film “Le fatiche di Ercole”. è superfluo dire che rimasi completamente incantato mentre quelle scene, susseguendosi sullo schermo, mostravano la sua immagine. Mai, fino allora, avevo visto una muscolatura così poderosa e, allo stesso tempo, così armoniosa, nemmeno nelle sculture dell’antica Grecia. L’eroe dei miei sogni, l’eroe con cui potermi identificare aveva finalmente trovato una sua definitiva fisionomia. Più tardi divenne, per me, modello impareggiabile al quale potermi ispirare e, ancora oggi, dopo oltre trent’anni, rivedo i suoi film con lo stesso entusiasmo d’un tempo. Nato nel Montana, il 21 gennaio 1926, Steve Reeves ancora ragazzo si trasferì ad Oakland, in California, dove prese a frequentare la celebre palestra di Ed Yarick. Qui gli furono impartite le fondamentali conoscenze in fatto di allenamento, grazie alle quali, in breve tempo, riuscì a sviluppare le sue personali tecniche, che lo porteranno a vincere i titoli di “Mr. America”, “Mr. Mondo” e “Mr. Universo”. Volontà, costanza e concentrazione contraddistinsero sempre il suo lavoro in palestra permettendogli, così, di assurgere a questi massimi vertici competitivi.
In seguito, allorché s'impose all’attenzione dei registi, divenne un attore di fama mondiale e il culturismo visse un momento di gran diffusione. Il suo nome resterà, per sempre, scritto a caratteri cubitali nel libro d’oro della cultura fisica.

Ricordi ancora la prima palestra da te frequentata?

Finite le scuole medie, m'iscrissi all’Istituto Tecnico per Geometri di San Severo. Lì cominciai a frequentare la palestra di un certo Antonio Di Mauro. Era una palestra prevalentemente di pugilato, munita di un solo set di pesi, tra l’altro rudimentali, parallele, anelli e sbarre varie. Ricordo che fra i pugili c’era un giovane culturista appena ritornato dalla California, dove aveva attinto le tecniche di allenamento allora in voga. Da lui appresi, come da un oracolo, tutti i segreti dei campioni americani. Riuscii, così, a costruirmi un braccio da 38 cm. Poi, sempre in quella città, si aprì un’altra palestra molto più attrezzata, il cui proprietario si chiamava Vincenzo Bulso. In essa proseguii i miei allenamenti, raggiungendo risultati insperati: il braccio arrivò a misurare 42 cm, riuscivo a fare venti trazioni consecutive alla sbarra e distendevo su panca 120 kg. Conseguito il diploma, ritornai a Carpino e misi all’opera il fabbro presso il quale mio padre portava a ferrare i cavalli della fattoria. Mi feci costruire, con delle plance di ferro, bilancieri, manubri, e contrappesi, che adattai in una stanza di casa mia facendola diventare una sorta di laboratorio di Frankenstein. Ricordo mia madre che chiedeva al parroco del paese se quello che facevo era in sintonia con i dettami della religione. Rassicurata dal parroco e dal medico di famiglia, mi dette il nullaosta per continuare ad allenarmi. I rumori, però, erano assordanti e per ammortizzare il carico del lat machine, costituito solo da una sbarra e due carrucole fissate al muro, usavo delle gomme di “Lambretta”, ma il tonfo si sentiva lo stesso. Fui costretto a chiedere al sindaco di mettermi a disposizione un locale dove potermi allenare. Per farla breve, altri giovani incuriositi vennero a trovarmi ed io dovetti ammetterli ad allenarsi. Nacque, così, la mia prima palestra; molto entusiasmo aleggiava intorno a me.

Continua a parlare dei tuoi studi.

Dopo il conseguimento del diploma di geometra ed un anno di allenamento a Carpino, fui chiamato dalla patria ad assolvere i miei doveri di cittadino. Destinato al 33° reggimento della Folgore con l’incarico di capopezzo, partecipai a numerosi corsi di aggiornamento e di difesa personale. Diventai anche un esperto di armi: moschetti, fucili, mitragliatrici e pistole varie. Insomma, fecero di me un vero Rambo. Ritornato dal servizio militare, mi trasferii a Bari, dove presi a frequentare la facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Durante il corso di studi andai in Germania per approfondire la conoscenza della lingua. A Stoccarda, m'iscrissi ad una delle palestre più famose d’Europa, che annoverava alcuni tra i culturisti più copertinati dalle riviste tedesche del settore: una vera fucina di campioni. Era la palestra di Peter Gottlob, Mr. Germania e campione europeo di power lifting. Vi erano passati anche Arnold Schwarzenegger e Franco Columbu. I tedeschi maneggiavano il ferro come fosse gomma. Ricordo che all’inizio mi chiamavano “l’italiano con gli addominali”e mi guardavano con aria di sufficienza, ma dopo un po’ cominciarono a considerarmi uno di loro. Spesso mi allenavo con Jusup Wilkosz, che in seguito avrebbe vinto ben due titoli di “Mr. Universo” IFBB e si sarebbe classificato al terzo posto al “Mr. Olympia”. Era piacevole stare in Germania, ma dovetti far ritorno a Bari per completare gli studi. Qui trovai lavoro presso una lussuosa palestra, la “Bari Athletic Center”. Mi allenavo, studiavo e nel contempo insegnavo in un istituto privato. Un anno dopo conobbi Rosanna, la mia futura moglie, con la quale aprii una palestra.

Quali sono state le tue misure nei periodi di massima forma fisica?

Le misure non sono importanti. L’atleta deve tendere, invece, con tutte le sue forze, al conseguimento di uno sviluppo armonico del proprio corpo. Questo è ciò che penso oggi. Da ragazzo, invece, tenevo il metro sempre a portata di mano e non perdevo occasione di usarlo dopo ogni seduta di allenamento. In palestra lavoravo in modo massacrante pur di aggiungere anche solo mezzo centimetro alla circonferenza delle mie braccia. Tuttavia, fu proprio da questa erronea concezione della cultura fisica che ottenni, dopo molti anni di pratica, risultati a dir poco soddisfacenti. Con un’altezza di 175 cm, riuscii a raggiungere le seguenti misure: torace 120 cm, bicipiti 44 cm, vita 70 cm, cosce 58 cm, polpacci 38 cm. Le gambe, purtroppo, anche se regolarmente sollecitate, restavano sempre sotto tono. Erano, comunque, misure di tutto rispetto, che, a quei tempi, consentivano affermazioni a livello nazionale.

A quante gare hai preso parte?

L’elenco sarebbe lunghissimo. Riporto quelle che ricordo:

1965 Mr. San Severo                                 1° classificato


1965 Mr. Puglie                                          3° classificato


1966 Mr. Daunia                                         2° classificato


1966 Mr. Sud Italia IFBB                             4° classificato


1969 Atleta ideale d’Italia                          1° di categoria


1970 Coppa Sapri                                       Atleta più definito


1970 Gran Premio Naz. “Il David”               4° classificato


1971 Mr. Stuttgart International                2° classificato


1972 Mr. Sud Italia                                     2° classificato


1972 Mr. Europa                                         3° classificato


1973 Atleta d’Italia                                    1° classificato


1974 Atleta d’Italia                                    1° classificato


1976 Mr. Italia FICF                                    2° classificato


1979 Trofeo Hercules                                 3° classificato


1980 Mr. Italia Natural                               1° classificato


1980 Trofeo Vigor                                       2° classificato


1981 Trofeo Vigor                                      1° di categoria


1983 Trofeo Vigor                                      1° di categoria

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Parlami della tua palestra, dei tuoi allievi, delle tue aspirazioni per il futuro.

La mia non è una megapalestra. Tutto è fatto a misura d’uomo: ci sono venticinque macchine, tre rastrelliere di manubri da 2 kg fino a 40 kg, bilancieri, tonnellate di dischi e molte panche. Gli spogliatoi sono spartani, ma puliti. Si respira aria di culturismo, tant’è vero che alle pareti vedi appese le foto di culturisti degli anni Cinquanta e Sessanta, oltre agli attuali, naturalmente. Ho allenato molti ragazzi e ragazze che hanno vinto anche gare nazionali. L’elenco è lungo, fotografie e nomi sono stati pubblicati sulle varie riviste del settore. Le mie aspirazioni per il futuro sono semplici e oneste: stare in buona salute, vivere in modo decoroso, avere armonia in famiglia e con le persone a cui sono legato da rapporti di lavoro e di amicizia. Tutte cose che ho già e che vorrei si mantenessero nel tempo.

Vedo che ti alleni ancora e pesantemente anche! Ci sono stati dei periodi, più o meno lunghi, durante i quali hai dovuto, tuo malgrado, interrompere gli allenamenti?

Mi sono sempre tenuto in forma accettabile, cercando di non vanificare i risultati conseguiti in tanti anni di allenamento. La forma fisica e la salute sono un patrimonio inestimabile a cui bisogna rivolgere molta attenzione. Se stai bene fisicamente, stai bene anche psicologicamente. E non è poco! Alcune volte sono stato costretto ad interrompere gli allenamenti a causa del mal di schiena. Quando si è molto giovani e senza esperienza, per la voglia di strafare, si commettono facilmente degli errori che puntualmente si pagano. Ci si illude di essere invulnerabili. Ora capisco tante cose e le metto a frutto allenandomi con più ponderazione e valutando attentamente le mie risorse energetiche e nervose: ciò che cerco di insegnare anche ai miei allievi.

Come trascorri il tuo tempo libero quando gli impegni te lo permettono?

D’estate, al mare. Mi piace stare sotto il sole ad abbronzarmi, fare lunghe nuotate e il pomeriggio allenarmi intensamente in palestra.

è risaputo che possiedi molti libri. Che genere di letture prediligi?

Ho speso un patrimonio in libri e riviste. L’ho fatto pur non essendo ricco, ma non me ne pento. Ogni autore è per me un ospite, e a casa mia ce ne sono tanti: da Paracelso a Jung, da Cornelio Agrippa a Kant e poi moltissimi libri di medicina, archeologia, fisica, chimica, astronomia, fantascienza, esoterismo e romanzi in genere. Naturalmente non mancano i fumetti: Tex, Zagor, Martin Mystere e Dylan Dog.

L’ultimo libro letto?

“L’isola del giorno prima” di Umberto Eco.

Cosa pensi della cultura fisica di oggi?

Oggi c’è poca cultura fisica e molta cultura chimica.

Credi che si ritornerà al buon senso?

Spero proprio di sì, altrimenti in tutti questi anni avremmo lottato invano. Comunque sia, cosa ci guadagniamo ad essere pessimisti?

Ritieni più efficace l’allenamento tradizionale con il bilanciere e i manubri, oppure quello con le macchine?

– L’allenamento col bilanciere e con i manubri è insostituibile, ma le macchine sono altrettanto valide, se non di più. Accanto a quelle basilari, quali il lat machine, il lat pulley, il leg press, la pressa per i deltoidi, il leg curling ed il leg extension, vi sono moltissime altre macchine ugualmente efficaci che, sfruttando i principi biomeccanici, costringono i muscoli a lavorare nel migliore dei modi. A questo proposito, sono lodevoli la passione e gli sforzi con cui si prodigano alcuni fabbricanti del settore nel progettare sempre nuove macchine, rendendoci, così, un servizio ottimale. Bisogna essere grati a questi imprenditori poiché, per merito loro, vi è stata una notevole spinta in avanti nel body building.

In breve, mi esprimi la tua opinione riguardo agli integratori alimentari?

Anche in questo settore sono stati fatti passi da gigante, ma bisogna stare attenti a scegliere i prodotti giusti durante le varie fasi della preparazione. Le case produttrici di integratori dietetici per culturisti ed atleti in genere conducono, oggi, seri studi scientifici e sono in grado di offrire merce di qualità sempre migliore.

è possibile ottenere un fisico forte e muscoloso senza far uso di steroidi anabolizzanti?

Negli anni Settanta gli anabolizzanti non si usavano a sproposito come succede oggi. Forse qualcuno li usava in dosi terapeutiche, sotto stretto controllo medico, ma solo durante gli ultimi due mesi che precedevano una gara, giusto per dare quel tocco in più alla muscolatura e per sopportare meglio la fatica degli allenamenti.
Gli integratori sono certamente indispensabili, soprattutto gli aminoacidi ramificati, mentre gli anabolizzanti non lo sono.

Nel 1982 fondasti con Ruggero Tampellini la NBBUI. Ti sembra di aver offerto un contributo allo sviluppo di una sana pratica della cultura fisica?

Premetto che non ho mai avuto la presunzione di voler cambiare le sorti della nostra disciplina. Mi si deve, semmai, riconoscere il merito d’aver consigliato la sua pratica in modo naturale. Gli atleti che prendono parte alle gare della NBBUI non fanno uso di steroidi. Essi si allenano per migliorare il proprio fisico e per mantenersi in salute. Organizzo una gara annuale, il “Natural Mr. Italia”, per quei culturisti che non intendono ricorrere all’uso di anabolizzanti.

Passiamo ad altro argomento. Come e quando hai conosciuto Umberto Devetak?

Di persona nel 1985. Dalle foto pubblicate su “Sport e Salute” molto prima. Da ragazzo leggevo la sua rivista. Devetak era un mito e quando, nel 1967,
fu costretto a troncare le pubblicazioni del periodico, fu per me una sorta di lutto nazionale. Avevo addirittura deciso di smettere di allenarmi.

Descrivi Devetak come uomo e come atleta.

Quattro parole potrebbero bastare a descriverlo come uomo: lama diritta, acciaio sincero. Scavato nell’acciaio e temprato da tante vicissitudini, sa andare diritto allo scopo. Inoltre è leale e di comprovata generosità. Come atleta, posso dirti che è stato uno dei migliori, se non il migliore. Ricordo che, con un’altezza di 177 cm ed un peso corporeo di 88 kg, le sue braccia misuravano 46 cm. E si parla di trentacinque anni fa. Pur avendo un’ossatura robusta, la sua linea era elegante e la muscolatura armoniosa, con addominali ben disegnati. Il suo fisico avrebbe retto anche se confrontato con campioni italiani di oggi, appartenenti a qualsiasi federazione. Era anche molto forte: distendeva su panca quasi 200 kg e, se aggiungi che aveva ottenuto questi risultati solo con allenamenti pesanti ed un dieta estremamente semplice e naturale, hai un quadro completo.

Hai avuto modo di conoscere altri culturisti degli anni Sessanta?

Sì, tantissimi: Ricciardi, Salata, Torrisi, Fassi, Lodi, Milocco, Pisanti, Tampellini, Iasillo, Massaroni, Vellucci, Mascelli, De Santis, Bertagna, Pellegrino, Soprani, D’Ambrosio, Romano, Luisini, Mantelli, Testa, Diodati e molti altri.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo si assiste, in Italia, alla nascita di un nuovo genere di film, quello storico-mitologico, detto anche “peplum”, i cui interpreti erano culturisti. Cosa puoi dirmi in merito e quali furono i motivi che ne decretarono il successo?

Accende una sigaretta e si appoggia allo schienale della sedia con aria pensosa. Dopo un po’ riprende.

Fu Pietro Francisci ad iniziare la fortunata serie con “Le fatiche di Ercole” e a far conoscere in tutto il mondo Steve Reeves, il Mister Universo più famoso di tutti i tempi. Ma è necessario fare un passo indietro. A Hollywood, nel 1954, il regista Richard Thorpe girò “Athena e le sette sorelle”. Questo film, una deliziosa commedia musicale ambientata nel mondo culturistico, ebbe, fra gli altri interpreti, un certo Steve Reeves che, pur non essendo il principale protagonista, si fece notare per il fisico superbo e il volto bellissimo. Il film ottenne un discreto successo, prima in America e dopo in Italia dove il caso volle che attirasse l’attenzione del regista italiano, il quale era alla ricerca di un “Ercole” protagonista della progetto che si apprestava a realizzare. Francisci rimasto incantato dalla prestanza fisica del giovane attore, lo chiamò in Italia e, nel 1957, iniziò le riprese del film “Le fatiche di Ercole”. Presentato al pubblico l’anno successivo, il film ottenne un successo strepitoso, soprattutto per merito di Steve Reeves. Assai verosimile come personaggio, sembrava davvero un dio greco disceso dall’Olimpo. Era visto dalle donne come un sex-simbol e dagli uomini come un fratello forte e robusto, del quale non si poteva essere gelosi perché considerato inarrivabile. Infatti, in Italia e in Europa in generale, quel fisico tipicamente americano era ancora pressoché sconosciuto. Questi alcuni dei motivi che decretarono il successo de “Le fatiche di Ercole”, capostipite di quel filone cinematografico che avrebbe dato vita ai vari Ercole, Maciste, Ursus, Sansone e Golia. è opportuno precisare che il genere storico-mitologico non fu una invenzione di Francisci, poiché era già presente sul mercato cinematografico: basti pensare a film come “Cabiria” di Giovanni Pastrone del 1914, con Bartolomeo Pagano; “Messalina” di Carmine Gallone del 1951, con Georges Marchal; “Spartaco” di Riccardo Freda del 1953, con Massimo Girotti e “Ulisse” di Mario Camerini del 1954, con Kirk Douglas, solo per citarne alcuni. A Francisci si deve riconoscere il merito di aver introdotto l’attore-culturista come protagonista. Muscoli così grossi rendevano più credibili le gesta dell’eroe, per cui lottare contro il leone di Nemea o il toro di Creta, oppure abbattere colonne era impresa possibile per lo spettatore di quel tempo che, coinvolto quasi fisicamente, partecipava col fiato sospeso.

Dopo il grande successo iniziale, l’interesse per il "peplum" diminuì rapidamente, e quel genere di film non venne più prodotto, sin dalla seconda metà degli anni Sessanta. Sai individuare le cause che ne determinarono il declino?

Chiamati anche “sandaloni”, erano film di serie “B”, realizzati con scarsi mezzi e destinati ad un pubblico ristretto e poco esigente. Non era certamente un genere impegnato, con elevata valenza culturale. Ad una prima produzione, che io definirei discreta, fece seguito una lunga serie di film, via via sempre più scadenti, con trame spesso banali ed insulse. Un cinema decisamente ingenuo che degenerò in smargiassata mitologica. Poi arrivò Sergio Leone con i suoi “spaghetti western” e fece il resto.

Quali sono i film che ricordi e che rivedresti ancora con piacere?

Tutti. è impossibile non ricordarli. Non dimentichiamo che a quei tempi essi venivano ampiamente pubblicizzati dalla rivista “Ercole” (che in seguito, nel 1964, sarebbe diventata “Sport e Salute”), di cui Umberto Devetak fu prima direttore e successivamente editore. Vasto spazio la rivista riservava a questo genere di film, dei quali riassumeva la trama, impreziosendola con un gran numero di fotografie. Un elenco, sia pur sommario, sarebbe troppo lungo. Mi limiterò a citare i più importanti: “Le fatiche di Ercole”, “Ercole e la regina di Lidia”, “Il terrore dei barbari”, “Gli ultimi giorni di Pompei”, “La battaglia di Maratona”, “La guerra di Troia”, “La leggenda di Enea”, “Romolo e Remo”, “Il figlio di Spartacus”, interpretati da Steve Reeves; “Maciste nella valle dei re”, “Maciste l’uomo più forte del mondo”, “Maciste il gladiatore più forte del mondo”, “Maciste l’eroe più grande del mondo”, “Maciste contro i mongoli”, “Il Leone di Tebe”, “La vendetta di Ercole”, “Ercole contro i figli del sole”, interpretati da Mark Forest; “Maciste alla corte del Gran Khan”, “Maciste contro il vampiro”, “Il colosso di Roma”, “Ercole contro Moloch”, “Goliath e la schiava ribelle”, “Il gladiatore di Roma”, interpretati da Gordon Scott; “Maciste nella terra dei ciclopi”, “Il gigante di Metropolis”, “Vulcano figlio di Giove”, “L’ira di Achille”, “La vendetta di Spartacus”, “L’assedio di Corinto”, “Giulio Cesare contro i pirati”, interpretati da Gordon Mitchell; “Ercole alla conquista di Atlantide”, “Ercole al centro della Terra”, “Ursus il terrore dei Kirghisi”, interpretati da Reg Park. Altri interpreti, non meno noti, furono: Brad Harris, Samson Burke, Dan Vadis, Ed Fury, Reg Lewis, Mickey Hargitay, Rock Stevens, ecc. Fra gli attori italiani meritano di essere ricordati: Sergio Ciani (Alan Steel), Renato Rossini (Red Ross), Nadir Moretti (Nadir Baltimore), Pietro Torrisi, Giuliano Gemma e soprattutto Adriano Bellini (Kirk Morris), definito lo Steve Reeves italiano.

Si concede un minuto di silenzio. Quando continua la sua voce tradisce una lieve emozione.

Forse non erano film per intellettuali, ma una cosa è certa: a noi culturisti degli anni Sessanta piacevano da impazzire. Ci deliziavano ed erano, per tutti noi, fonte di grande ispirazione. Al cinema si andava di domenica, ma anche dopo la palestra e in compagnia, naturalmente. Reg Park non si poteva perdere, Steve Reeves bisognava vederlo ad ogni costo. E poi, all’uscita, giù a discutere animatamente, fermi all’angolo della strada.

Di tutto questo cosa ci rimane?

Il ricordo, resta solo il ricordo e qualche fotografia ingiallita in fondo ad un cassetto. Eppure, quando chiudo gli occhi, per un istante il passato risorge ad offuscare il presente e rivedo il mio paese, la mia casa e la stanza dove mi allenavo da ragazzo, con le pareti tappezzate dalle foto dei miei idoli di allora. C’erano tutti, proprio tutti. Non mancava nessuno. Rivedo i volti di un tempo, i volti dei vecchi compagni di allenamento e ripenso ai nostri discorsi, ai nostri progetti, alle speranze, alle illusioni. Come in una favola, la mia favola. Tutto ciò non potrà essere intaccato dal tempo. Bene… adesso devo andare! I miei ragazzi mi attendono.

Si alza. Mi alzo. Mi tende la mano e la stringo. Mi volto e attraverso la stanza, e mentre mi allontano lungo il corridoio, ascolto la sua voce: « Quando entrate in palestra dovete avere dentro di voi una carica positiva. Liberate la mente dai vostri pensieri e allentate ogni tensione. Siate consapevoli di essere nel vostro corpo e non altrove. Concentratevi al massimo. In questo modo otterrete quello che desiderate e sarete quello che volete ».

Dopo qualche attimo sono fuori. Continuo ugualmente a voler ascoltare, ma non odo più nulla.
L’aria fresca mi porta l’odore del mare.

 

Prof. Fulvio Vino                                                                                                        [ torna all'inizio ]