|
INTERVISTA A GIUSEPPE TROMBETTA
Primo ottobre. L’autunno, da poco iniziato,
fa ingiallire le prime foglie.
è
una di quelle giornate che sembrano fatte apposta per i
ricordi: a volte basta solo un particolare, uno scorcio,
un profumo, le note di una canzone, a richiamare dalla
memoria ricordi lontani eppur sempre vivi. Per me, che
fui bambino negli anni Cinquanta, il primo ottobre
andava ad iniziare un nuovo anno scolastico.
La nostalgia dei tempi andati mi assale
d’improvviso e, non so come e per quale associazione
d’idee, penso all’amico Trombetta e alla sua palestra
laggiù a San Girolamo, vicino al mare.
è
un po’ che non lo vedo e poiché sono appena le quattro
del pomeriggio ed il sole, ancora caldo, invita ad
uscire, prendo la coraggiosa decisione di fare un salto
da lui col pretesto di portargli un libro di cultura
fisica: “La conquista della forza fisica” di Ferdinando
Lapalorcia, raro e antico testo, trovato per caso da un
rigattiere.
Cinque minuti dopo sono già in macchina
a godermi il bel panorama del lungomare di Bari.
Quando arrivo è ancora presto. Fuori un
ragazzo attende paziente. Parcheggio come posso, mi
apposto di fronte in modo strategico, accendo un sigaro
e aspetto.
E così, tra una nuvoletta di fumo e l’altra, mi lascio
andare ai ricordi e penso… Penso a Giuseppe e al modo in
cui l’ho conosciuto e soprattutto a quello che ha
rappresentato per me, in particolare, e per la cultura
fisica in generale.
Comincia ad allenarsi sin dalla fine
degli anni Cinquanta con una passione ed un accanimento
che ha del sorprendente e da allora, a parte qualche
breve parentesi, non ha mai smesso.
Molte le gare alle quali ha
partecipato, vincendo tre titoli nazionali di categoria
e classificandosi nei posti d’onore in tutte le altre.
Ha conseguito vari titoli di merito e
specializzazione nel campo del body building ed ha
rivestito importanti cariche federative come quelle di
segretario e vice presidente della FNCF. Attualmente è
presidente nazionale della NBBUI e presidente mondiale
della NBBUW. Dal 1982 organizza annualmente il
prestigioso “Natural Mr. Italia”.
Valido preparatore e scrittore di libri
del settore, ha collaborato alla rivista “Vigor” per più
di dieci anni. Attualmente collabora alla rivista “Sport
& Salute”.
è laureato
in Lingue e Letterature Straniere.
Appassionato di storia della cultura
fisica e in particolar modo di quella degli anni
Sessanta, possiede una nutrita collezione di libri e
riviste ed è proprio questa passione che ci accomuna.
Oggi lo chiamano body building e le
innumerevoli palestre, attrezzate con seducenti macchine
fiammanti, sono frequentate indistintamente da persone
d’ambo i sessi con indosso tute firmate da grandi
stilisti. Tutto ciò non mi appartiene. Quando lo conobbi
si chiamava culturismo. Erano gli anni Sessanta e qui in
Italia aveva ancora pochi anni.
Fu John Vigna che, nel 1954, col suo
libro “Muscoli e Bellezza”, per primo, diffuse questa
nostra disciplina. In seguito vennero Tullio Ricciardi,
Nicola Ghezzi, Umberto Devetak, Franco Fassi e Giovanni
Desiati con le loro riviste.
Ricordo ancora la prima da me acquistata nel lontano
1965: il numero di ottobre di “Sport e Salute”. La
copertina raffigurava un astronauta che stringeva la
mano ad un culturista e portava come sottotitolo: “Anche
gli astronauti si allenano con i pesi”.
Impossibile descrivere l’emozione provata nello
sfogliarla e l’avidità con la quale la lessi. Entrai,
così, in un mondo pieno di fascino e di mistero ancora
tutto da scoprire.
Erano tempi in cui possedere un
bilanciere ed un paio di manubri con dischi
intercambiabili era un lusso per alcuni e un sogno per
molti. I nostri attrezzi erano fatti di latta e cemento
e la cantina la nostra prima palestra. Eravamo pochi ed
isolati. La rivista ci teneva uniti ed informava. Steve
Reeves era irraggiungibile, Leroy Colbert troppo. Tutto
questo rappresenta per me Giuseppe Trombetta.
D’improvviso mi viene in mente di
strappargli un’intervista e mezz’ora dopo mi trovo
seduto di fronte a lui, nella segreteria della sua
palestra, ad iniziare una lunga chiacchierata,
sorseggiando un buon caffè.
– Cominciamo con una domanda da
psicanalista: parlami della tua infanzia.
– Sono nato a Carpino, un paesino
abbarbicato fra le montagne del Gargano, il 9 gennaio
1946. Le mie giornate le trascorrevo fra la scuola, le
nuotate nel vicino lago di Varano e la fattoria paterna,
dove, molto presto, imparai ad andare a cavallo. Mio
padre era solito portarmi al cinema dopo una lunga
giornata di lavoro. Era un modo per rilassarsi e farmi
divertire. D’altra parte non c’erano altri svaghi se non
i miei voli di fantasia nel voler emulare gli eroi dello
schermo. Gordon Scott, nei panni di Tarzan, era il mio
preferito, poi venne Steve Reeves. Da tempo mi andavo
scervellando sul modo in cui questi personaggi avessero
sviluppato i loro muscoli e la rivelazione venne dalla
pubblicità della crema “Ursus” apparsa su un giornale.
Ne ordinai subito una confezione. Assieme alla crema si
riceveva in omaggio un estensore a molle. La crema si
applicava sui muscoli dopo una breve esercitazione con
gli estensori e flessioni a terra. I muscoli
rispondevano bene e si gonfiavano, ma per lungo tempo mi
rimase il dubbio se a svilupparli fosse stata la crema o
gli esercizi. Optai per gli esercizi, anche perché non
avevo i soldi per riacquistare la crema. Funzionava!
– Quindi, diversamente dalla grande
maggioranza dei culturisti degli anni Cinquanta e
Sessanta, tu non fosti ispirato, nella pratica della
cultura fisica, dal libro “Muscoli e Bellezza” di John
Vigna!
– Circa un anno dopo, anch’io ebbi la
fortuna d’imbattermi in quel volumetto. Esso fu il mio
primo vero manuale di allenamento con i pesi. Aveva un
grande potere persuasivo e ricordo che lo lessi in un
sol giorno, tant’era coinvolgente. L’episodio,
abbastanza singolare, avvenne a Carpino nell’estate del
1959. Stavo riposando, seduto su un muretto, dopo
essermi a lungo affaticato con i pattini a rotelle,
quando vidi avvicinarsi un ragazzo che portava in mano
un libro. Anch’egli si sedette sul muretto, a poca
distanza da me, e cominciò a fissare i miei pattini con
un certo interesse. Senza indugiare, mi chiese se
potessi prestarglieli. Io acconsentii ed egli mi affidò
il suo libro. Incuriosito, gettai lo sguardo sulla
copertina. Fu un colpo di fulmine! La foto del grande
Steve Reeves mi fece sbarrare gli occhi, lasciandomi
letteralmente trasecolato. Sfogliai il libro avidamente,
ormai incurante dei pattini. Mi rendevo conto di avere
fra le mani qualcosa di esclusivo, qualcosa che avevo da
sempre desiderato possedere. In quel momento capii
cos’era la cultura fisica. Quando il ragazzo mi riportò
i pattini, intuii che me li restituiva a malincuore e
quindi gli proposi uno scambio: i miei pattini contro il
suo libro. Egli accettò di buon grado. Così, grazie a
quel manuale, potei seguire un vero programma di
allenamento, ma, in quanto agli attrezzi, dovetti
accontentarmi di una bombola del gas e di una sbarra per
trazioni messa di traverso fra gli stipiti di una porta.
In seguito quel ragazzo diventò assessore comunale a
Carpino e, ogniqualvolta ci si incontrava per strada,
non mancava mai di ricordarmi come tutto fosse iniziato
a causa di un paio di pattini.
– Come nacque in te il bisogno di
emulare gli eroi buoni e muscolosi dello schermo, Tarzan
o Ercole che fossero, che ti portò a praticare la
ginnastica con i pesi?
– A causa della mia eccessiva
magrezza, ero fatto oggetto di scherno da parte dei miei
compagni di scuola, nonostante fossi il primo della
classe. è
ancora vivo in me il ricordo di un episodio che mi
lasciò profondamente ferito nell’orgoglio. Era l’inverno
del 1959, frequentavo la scuola media e avevo da poco
iniziato ad allenarmi, come ho già detto, con estensore
ed esercizi a corpo libero. Un giorno i nostri
insegnanti ci portarono a vedere uno spettacolo
cinematografico a carattere educativo. Com’era
consuetudine a quei tempi, prima del film veniva
proiettato il cinegiornale. Quel giorno uno dei servizi
riguardava la cronaca di una gara di culturismo e,
mentre gli atleti sfilavano sullo schermo esibendo i
loro muscoli, dal buio della sala si levò una voce,
accompagnata da sonore risate, che m'invitava a prender
parte ad una di quelle gare. In quel momento compresi
che venivo considerato lo zimbello della classe e giurai
a me stesso che anch’io, prima o poi, avrei posseduto un
fisico del genere.
– Dotato di un fisico straordinario,
Steve Reeves ha suscitato, per decenni, l’entusiasmo e
le fantasie atletiche di moltissimi giovani. Per te, in
particolare, cosa ha rappresentato?
– Non è facile esprimerlo in poche
parole. Al tempo in cui Steve Reeves era in auge, ossia
tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni
Sessanta, erano numerosi i culturisti che possedevano,
insieme ad una rara simmetria, uno sviluppo muscolare
veramente eccezionale. Basti pensare a campioni del
calibro di John Grimek, Clarence Ross, George Eiferman,
Jack Delinger, Reg Park, Vince Gironda, Bill Pearl e
Larry Scott, solo per citarne alcuni. Ma Steve Reeves
aveva qualcosa in più, qualcosa che lo rendeva unico.
Tutto in lui era formidabile: la sua figura slanciata e
splendidamente conformata, che emanava potenza ed
agilità; il suo volto dai lineamenti belli e nobili; il
suo incedere simile a quello di un dio e perfino i suoi
modi raffinati, che rivelavano signorilità. Lo vidi per
la prima volta in una giornata di fine inverno del 1958.
Era un pomeriggio freddo e piovoso e mi trovavo, insieme
ad alcuni amici, nell’unico cinema del mio paese, dove
si proiettava il film “Le fatiche di Ercole”.
è
superfluo dire che rimasi completamente incantato mentre
quelle scene, susseguendosi sullo schermo, mostravano la
sua immagine. Mai, fino allora, avevo visto una
muscolatura così poderosa e, allo stesso tempo, così
armoniosa, nemmeno nelle sculture dell’antica Grecia.
L’eroe dei miei sogni, l’eroe con cui potermi
identificare aveva finalmente trovato una sua definitiva
fisionomia. Più tardi divenne, per me, modello
impareggiabile al quale potermi ispirare e, ancora oggi,
dopo oltre trent’anni, rivedo i suoi film con lo stesso
entusiasmo d’un tempo. Nato nel Montana, il 21 gennaio
1926, Steve Reeves ancora ragazzo si trasferì ad
Oakland, in California, dove prese a frequentare la
celebre palestra di Ed Yarick. Qui gli furono impartite
le fondamentali conoscenze in fatto di allenamento,
grazie alle quali, in breve tempo, riuscì a sviluppare
le sue personali tecniche, che lo porteranno a vincere i
titoli di “Mr. America”, “Mr. Mondo” e “Mr. Universo”.
Volontà, costanza e concentrazione contraddistinsero
sempre il suo lavoro in palestra permettendogli, così,
di assurgere a questi massimi vertici competitivi.
In seguito, allorché s'impose all’attenzione dei
registi, divenne un attore di fama mondiale e il
culturismo visse un momento di gran diffusione. Il suo
nome resterà, per sempre, scritto a caratteri cubitali
nel libro d’oro della cultura fisica.
– Ricordi ancora la prima palestra
da te frequentata?
– Finite le scuole medie, m'iscrissi
all’Istituto Tecnico per Geometri di San Severo. Lì
cominciai a frequentare la palestra di un certo Antonio
Di Mauro. Era una palestra prevalentemente di pugilato,
munita di un solo set di pesi, tra l’altro rudimentali,
parallele, anelli e sbarre varie. Ricordo che fra i
pugili c’era un giovane culturista appena ritornato
dalla California, dove aveva attinto le tecniche di
allenamento allora in voga. Da lui appresi, come da un
oracolo, tutti i segreti dei campioni americani.
Riuscii, così, a costruirmi un braccio da 38 cm. Poi,
sempre in quella città, si aprì un’altra palestra molto
più attrezzata, il cui proprietario si chiamava Vincenzo
Bulso. In essa proseguii i miei allenamenti,
raggiungendo risultati insperati: il braccio arrivò a
misurare 42 cm, riuscivo a fare venti trazioni
consecutive alla sbarra e distendevo su panca 120 kg.
Conseguito il diploma, ritornai a Carpino e misi
all’opera il fabbro presso il quale mio padre portava a
ferrare i cavalli della fattoria. Mi feci costruire, con
delle plance di ferro, bilancieri, manubri, e
contrappesi, che adattai in una stanza di casa mia
facendola diventare una sorta di laboratorio di
Frankenstein. Ricordo mia madre che chiedeva al parroco
del paese se quello che facevo era in sintonia con i
dettami della religione. Rassicurata dal parroco e dal
medico di famiglia, mi dette il nullaosta per continuare
ad allenarmi. I rumori, però, erano assordanti e per
ammortizzare il carico del lat machine, costituito solo
da una sbarra e due carrucole fissate al muro, usavo
delle gomme di “Lambretta”, ma il tonfo si sentiva lo
stesso. Fui costretto a chiedere al sindaco di mettermi
a disposizione un locale dove potermi allenare. Per
farla breve, altri giovani incuriositi vennero a
trovarmi ed io dovetti ammetterli ad allenarsi. Nacque,
così, la mia prima palestra; molto entusiasmo aleggiava
intorno a me.
– Continua a parlare dei tuoi studi.
– Dopo il conseguimento del diploma di geometra ed un
anno di allenamento a Carpino, fui chiamato dalla patria
ad assolvere i miei doveri di cittadino. Destinato al
33° reggimento della Folgore con l’incarico di
capopezzo, partecipai a numerosi corsi di aggiornamento
e di difesa personale. Diventai anche un esperto di
armi: moschetti, fucili, mitragliatrici e pistole varie.
Insomma, fecero di me un vero Rambo. Ritornato dal
servizio militare, mi trasferii a Bari, dove presi a
frequentare la facoltà di Lingue e Letterature
Straniere. Durante il corso di studi andai in Germania
per approfondire la conoscenza della lingua. A
Stoccarda, m'iscrissi ad una delle palestre più famose
d’Europa, che annoverava alcuni tra i culturisti più
copertinati dalle riviste tedesche del settore: una vera
fucina di campioni. Era la palestra di Peter Gottlob,
Mr. Germania e campione europeo di power lifting. Vi
erano passati anche Arnold Schwarzenegger e Franco
Columbu. I tedeschi maneggiavano il ferro come fosse
gomma. Ricordo che all’inizio mi chiamavano “l’italiano
con gli addominali”e mi guardavano con aria di
sufficienza, ma dopo un po’ cominciarono a considerarmi
uno di loro. Spesso mi allenavo con Jusup Wilkosz, che
in seguito avrebbe vinto ben due titoli di “Mr.
Universo” IFBB e si sarebbe classificato al terzo posto
al “Mr. Olympia”. Era piacevole stare in Germania, ma
dovetti far ritorno a Bari per completare gli studi. Qui
trovai lavoro presso una lussuosa palestra, la “Bari
Athletic Center”. Mi allenavo, studiavo e nel contempo
insegnavo in un istituto privato. Un anno dopo conobbi
Rosanna, la mia futura moglie, con la quale aprii una
palestra.
– Quali sono state le tue misure nei periodi di
massima forma fisica?
– Le misure non sono importanti. L’atleta deve
tendere, invece, con tutte le sue forze, al
conseguimento di uno sviluppo armonico del proprio
corpo. Questo è ciò che penso oggi. Da ragazzo, invece,
tenevo il metro sempre a portata di mano e non perdevo
occasione di usarlo dopo ogni seduta di allenamento. In
palestra lavoravo in modo massacrante pur di aggiungere
anche solo mezzo centimetro alla circonferenza delle mie
braccia. Tuttavia, fu proprio da questa erronea
concezione della cultura fisica che ottenni, dopo molti
anni di pratica, risultati a dir poco soddisfacenti. Con
un’altezza di 175 cm, riuscii a raggiungere le seguenti
misure: torace 120 cm, bicipiti 44 cm, vita 70 cm, cosce
58 cm, polpacci 38 cm. Le gambe, purtroppo, anche se
regolarmente sollecitate, restavano sempre sotto tono.
Erano, comunque, misure di tutto rispetto, che, a quei
tempi, consentivano affermazioni a livello nazionale.
– A quante gare hai preso parte?
– L’elenco sarebbe lunghissimo. Riporto quelle che
ricordo:
1965
Mr. San Severo
1° classificato
1965
Mr. Puglie
3° classificato
1966
Mr. Daunia
2° classificato
1966
Mr. Sud Italia IFBB
4° classificato
1969
Atleta ideale d’Italia
1° di categoria
1970
Coppa Sapri
Atleta più definito
1970
Gran Premio Naz. “Il David”
4° classificato
1971
Mr. Stuttgart International
2° classificato
1972
Mr. Sud Italia
2° classificato
1972
Mr. Europa
3° classificato
1973
Atleta d’Italia
1° classificato
1974
Atleta d’Italia
1° classificato
1976
Mr. Italia FICF
2° classificato
1979
Trofeo Hercules
3° classificato
1980
Mr. Italia Natural
1° classificato
1980
Trofeo Vigor
2° classificato
1981
Trofeo Vigor
1° di categoria
1983
Trofeo Vigor
1° di categoria
– Parlami della tua palestra, dei tuoi allievi, delle
tue aspirazioni per il futuro.
– La mia non è una megapalestra. Tutto è fatto a
misura d’uomo: ci sono venticinque macchine, tre
rastrelliere di manubri da 2 kg fino a 40 kg,
bilancieri, tonnellate di dischi e molte panche. Gli
spogliatoi sono spartani, ma puliti. Si respira aria di
culturismo, tant’è vero che alle pareti vedi appese le
foto di culturisti degli anni Cinquanta e Sessanta,
oltre agli attuali, naturalmente. Ho allenato molti
ragazzi e ragazze che hanno vinto anche gare nazionali.
L’elenco è lungo, fotografie e nomi sono stati
pubblicati sulle varie riviste del settore. Le mie
aspirazioni per il futuro sono semplici e oneste: stare
in buona salute, vivere in modo decoroso, avere armonia
in famiglia e con le persone a cui sono legato da
rapporti di lavoro e di amicizia. Tutte cose che ho già
e che vorrei si mantenessero nel tempo.
– Vedo che ti alleni ancora e pesantemente anche! Ci
sono stati dei periodi, più o meno lunghi, durante i
quali hai dovuto, tuo malgrado, interrompere gli
allenamenti?
– Mi sono sempre tenuto in forma accettabile,
cercando di non vanificare i risultati conseguiti in
tanti anni di allenamento. La forma fisica e la salute
sono un patrimonio inestimabile a cui bisogna rivolgere
molta attenzione. Se stai bene fisicamente, stai bene
anche psicologicamente. E non è poco! Alcune volte sono
stato costretto ad interrompere gli allenamenti a causa
del mal di schiena. Quando si è molto giovani e senza
esperienza, per la voglia di strafare, si commettono
facilmente degli errori che puntualmente si pagano. Ci
si illude di essere invulnerabili. Ora capisco tante
cose e le metto a frutto allenandomi con più
ponderazione e valutando attentamente le mie risorse
energetiche e nervose: ciò che cerco di insegnare anche
ai miei allievi.
– Come trascorri il tuo tempo libero quando gli
impegni te lo permettono?
– D’estate, al mare. Mi piace stare sotto il sole ad
abbronzarmi, fare lunghe nuotate e il pomeriggio
allenarmi intensamente in palestra.
– è
risaputo che possiedi molti libri. Che genere di letture
prediligi?
– Ho speso un patrimonio in libri e riviste. L’ho
fatto pur non essendo ricco, ma non me ne pento. Ogni
autore è per me un ospite, e a casa mia ce ne sono
tanti: da Paracelso a Jung, da Cornelio Agrippa a Kant e
poi moltissimi libri di medicina, archeologia, fisica,
chimica, astronomia, fantascienza, esoterismo e romanzi
in genere. Naturalmente non mancano i fumetti: Tex,
Zagor, Martin Mystere e Dylan Dog.
– L’ultimo libro letto?
– “L’isola del giorno prima” di Umberto Eco.
– Cosa pensi della cultura fisica di oggi?
– Oggi c’è poca cultura fisica e molta cultura
chimica.
– Credi che si ritornerà al buon senso?
– Spero proprio di sì, altrimenti in tutti questi
anni avremmo lottato invano. Comunque sia, cosa ci
guadagniamo ad essere pessimisti?
– Ritieni più efficace l’allenamento tradizionale con
il bilanciere e i manubri, o quello con le macchine?
– L’allenamento col bilanciere e con i manubri è
insostituibile, ma le macchine sono altrettanto valide,
se non di più. Accanto a quelle basilari, quali il lat
machine, il lat pulley, il leg press, la pressa per i
deltoidi, il leg curling ed il leg extension, vi sono
moltissime altre macchine ugualmente efficaci che,
sfruttando i principi biomeccanici, costringono i
muscoli a lavorare nel migliore dei modi. A questo
proposito, sono lodevoli la passione e gli sforzi con
cui si prodigano alcuni fabbricanti del settore nel
progettare sempre nuove macchine, rendendoci, così, un
servizio ottimale. Bisogna essere grati a questi
imprenditori poiché, per merito loro, vi è stata una
notevole spinta in avanti nel body building.
– In breve, mi esprimi la tua opinione riguardo agli
integratori alimentari?
– Anche in questo settore sono stati fatti passi da
gigante, ma bisogna stare attenti a scegliere i prodotti
giusti durante le varie fasi della preparazione. Le case
produttrici di integratori dietetici per culturisti ed
atleti in genere conducono, oggi, seri studi scientifici
e sono in grado di offrire merce di qualità sempre
migliore.
– è
possibile ottenere un fisico forte e muscoloso senza far
uso di steroidi anabolizzanti?
– Negli anni Settanta gli anabolizzanti non si
usavano a sproposito come succede oggi. Forse qualcuno
li usava in dosi terapeutiche, sotto stretto controllo
medico, ma solo durante gli ultimi due mesi che
precedevano una gara, giusto per dare quel tocco in più
alla muscolatura e per sopportare meglio la fatica degli
allenamenti.
Gli integratori sono certamente indispensabili,
soprattutto gli aminoacidi ramificati, mentre gli
anabolizzanti non lo sono.
– Nel 1982 fondasti con Ruggero Tampellini la NBBUI.
Ti sembra di aver offerto un contributo allo sviluppo di
una sana pratica della cultura fisica?
– Premetto che non ho mai avuto la presunzione di
voler cambiare le sorti della nostra disciplina. Mi si
deve, semmai, riconoscere il merito d’aver consigliato
la sua pratica in modo naturale. Gli atleti che prendono
parte alle gare della NBBUI non fanno uso di steroidi.
Essi si allenano per migliorare il proprio fisico e per
mantenersi in salute. Organizzo una gara annuale, il
“Natural Mr. Italia”, per quei culturisti che non
intendono ricorrere all’uso di anabolizzanti.
– Passiamo ad altro argomento. Come e quando hai
conosciuto Umberto Devetak?
– Di persona nel 1985. Dalle foto pubblicate su
“Sport e Salute” molto prima. Da ragazzo leggevo la sua
rivista. Devetak era un mito e quando, nel 1967,
fu costretto a troncare le pubblicazioni del periodico,
fu per me una sorta di lutto nazionale. Avevo
addirittura deciso di smettere di allenarmi.
– Descrivi Devetak come uomo e come atleta.
– Quattro parole potrebbero bastare a descriverlo
come uomo: lama diritta, acciaio sincero. Scavato
nell’acciaio e temprato da tante vicissitudini, sa
andare diritto allo scopo. Inoltre è leale e di
comprovata generosità. Come atleta, posso dirti che è
stato uno dei migliori, se non il migliore. Ricordo che,
con un’altezza di 177 cm ed un peso corporeo di 88 kg,
le sue braccia misuravano 46 cm. E si parla di
trentacinque anni fa. Pur avendo un’ossatura robusta, la
sua linea era elegante e la muscolatura armoniosa, con
addominali ben disegnati. Il suo fisico avrebbe retto
anche se confrontato con campioni italiani di oggi,
appartenenti a qualsiasi federazione. Era anche molto
forte: distendeva su panca quasi 200 kg e, se aggiungi
che aveva ottenuto questi risultati solo con allenamenti
pesanti ed un dieta estremamente semplice e naturale,
hai un quadro completo.
– Hai avuto modo di conoscere altri culturisti degli
anni Sessanta?
– Sì, tantissimi: Ricciardi, Salata, Torrisi, Fassi,
Lodi, Milocco, Pisanti, Tampellini, Iasillo, Massaroni,
Vellucci, Mascelli, De Santis, Bertagna, Pellegrino,
Soprani, D’Ambrosio, Romano, Luisini, Mantelli, Testa,
Diodati e molti altri.
– Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del
decennio successivo si assiste, in Italia, alla nascita
di un nuovo genere di film: quello storico-mitologico,
detto anche “peplum”, i cui interpreti erano culturisti.
Cosa puoi dirmi in merito e quali furono i motivi che ne
decretarono il successo?
Accende una sigaretta e si appoggia allo schienale della
sedia con aria pensosa. Dopo un po’ riprende.
– Fu Pietro Francisci ad iniziare la fortunata serie
con “Le fatiche di Ercole” e a far conoscere in tutto il
mondo Steve Reeves, il Mister Universo più famoso di
tutti i tempi. Ma è necessario fare un passo indietro. A
Hollywood, nel 1954, il regista Richard Thorpe girò
“Athena e le sette sorelle”. Questo film, una deliziosa
commedia musicale ambientata nel mondo culturistico,
ebbe, fra gli altri interpreti, un certo Steve Reeves
che, pur non essendo il principale protagonista, si fece
notare per il fisico superbo e il volto bellissimo. Il
film ottenne un discreto successo, prima in America e
dopo in Italia dove il caso volle che attirasse
l’attenzione del regista italiano, il quale era alla
ricerca di un “Ercole” protagonista della progetto che
si apprestava a realizzare. Francisci rimasto incantato
dalla prestanza fisica del giovane attore, lo chiamò in
Italia e, nel 1957, iniziò le riprese del film “Le
fatiche di Ercole”. Presentato al pubblico l’anno
successivo, il film ottenne un successo strepitoso,
soprattutto per merito di Steve Reeves. Assai verosimile
come personaggio, sembrava davvero un dio greco disceso
dall’Olimpo. Era visto dalle donne come un sex-simbol e
dagli uomini come un fratello forte e robusto, del quale
non si poteva essere gelosi perché considerato
inarrivabile. Infatti, in Italia e in Europa in
generale, quel fisico tipicamente americano era ancora
pressoché sconosciuto. Questi alcuni dei motivi che
decretarono il successo de “Le fatiche di Ercole”,
capostipite di quel filone cinematografico che avrebbe
dato vita ai vari Ercole, Maciste, Ursus, Sansone e
Golia. è
opportuno precisare che il genere storico-mitologico non
fu una invenzione di Francisci, poiché era già presente
sul mercato cinematografico: basti pensare a film come
“Cabiria” di Giovanni Pastrone del 1914, con Bartolomeo
Pagano; “Messalina” di Carmine Gallone del 1951, con
Georges Marchal; “Spartaco” di Riccardo Freda del 1953,
con Massimo Girotti e “Ulisse” di Mario Camerini del
1954, con Kirk Douglas, solo per citarne alcuni. A
Francisci si deve riconoscere il merito di aver
introdotto l’attore-culturista come protagonista.
Muscoli così grossi rendevano più credibili le gesta
dell’eroe, per cui lottare contro il leone di Nemea o il
toro di Creta, oppure abbattere colonne era impresa
possibile per lo spettatore di quel tempo che, coinvolto
quasi fisicamente, partecipava col fiato sospeso.
– Dopo il grande successo iniziale, l’interesse per
il peplum andò rapidamente scemando a tal punto che, già
nella seconda metà degli anni Sessanta, non veniva più
prodotto. Sai individuare le cause che ne determinarono
il declino?
– Chiamati anche “sandaloni”, erano film di serie
“B”, realizzati con scarsi mezzi e destinati ad un
pubblico ristretto e poco esigente. Non era certamente
un genere impegnato, con elevata valenza culturale. Ad
una prima produzione, che io definirei discreta, fece
seguito una lunga serie di film, via via sempre più
scadenti, con trame spesso banali ed insulse. Un cinema
decisamente ingenuo che degenerò in smargiassata
mitologica. Poi arrivò Sergio Leone con i suoi
“spaghetti western” e fece il resto.
– Quali sono i film che ricordi e che rivedresti
ancora con piacere?
– Tutti. è
impossibile non ricordarli. Non dimentichiamo che a quei
tempi essi venivano ampiamente pubblicizzati dalla
rivista “Ercole” (che in seguito, nel 1964, sarebbe
diventata “Sport e Salute”), di cui Umberto Devetak fu
prima direttore e successivamente editore. Vasto spazio
la rivista riservava a questo genere di film, dei quali
riassumeva la trama, impreziosendola con un gran numero
di fotografie. Un elenco, sia pur sommario, sarebbe
troppo lungo. Mi limiterò a citare i più importanti: “Le
fatiche di Ercole”, “Ercole e la regina di Lidia”, “Il
terrore dei barbari”, “Gli ultimi giorni di Pompei”, “La
battaglia di Maratona”, “La guerra di Troia”, “La
leggenda di Enea”, “Romolo e Remo”, “Il figlio di
Spartacus”, interpretati da Steve Reeves; “Maciste nella
valle dei re”, “Maciste l’uomo più forte del mondo”,
“Maciste il gladiatore più forte del mondo”, “Maciste
l’eroe più grande del mondo”, “Maciste contro i
mongoli”, “Il Leone di Tebe”, “La vendetta di Ercole”,
“Ercole contro i figli del sole”, interpretati da Mark
Forest; “Maciste alla corte del Gran Khan”, “Maciste
contro il vampiro”, “Il colosso di Roma”, “Ercole contro
Moloch”, “Goliath e la schiava ribelle”, “Il gladiatore
di Roma”, interpretati da Gordon Scott; “Maciste nella
terra dei ciclopi”, “Il gigante di Metropolis”, “Vulcano
figlio di Giove”, “L’ira di Achille”, “La vendetta di
Spartacus”, “L’assedio di Corinto”, “Giulio Cesare
contro i pirati”, interpretati da Gordon Mitchell;
“Ercole alla conquista di Atlantide”, “Ercole al centro
della Terra”, “Ursus il terrore dei Kirghisi”,
interpretati da Reg Park. Altri interpreti, non meno
noti, furono: Brad Harris, Samson Burke, Dan Vadis, Ed
Fury, Reg Lewis, Mickey Hargitay, Rock Stevens, ecc. Fra
gli attori italiani meritano di essere ricordati: Sergio
Ciani (Alan Steel), Renato Rossini (Red Ross), Nadir
Moretti (Nadir Baltimore), Pietro Torrisi, Giuliano
Gemma e soprattutto Adriano Bellini (Kirk Morris),
definito lo Steve Reeves italiano.
Si concede un minuto di silenzio. Quando continua la sua
voce tradisce una lieve emozione.
– Forse non erano film per intellettuali, ma una cosa
è certa: a noi culturisti degli anni Sessanta piacevano
da impazzire. Ci deliziavano ed erano, per tutti noi,
fonte di grande ispirazione. Al cinema si andava di
domenica, ma anche dopo la palestra e in compagnia,
naturalmente. Reg Park non si poteva perdere, Steve
Reeves bisognava vederlo ad ogni costo. E poi,
all’uscita, giù a discutere animatamente, fermi
all’angolo della strada.
– Di tutto questo cosa ci rimane?
– Il ricordo, resta solo il ricordo e qualche
fotografia ingiallita in fondo ad un cassetto. Eppure,
quando chiudo gli occhi, per un istante il passato
risorge ad offuscare il presente e rivedo il mio paese,
la mia casa e la stanza dove mi allenavo da ragazzo, con
le pareti tappezzate dalle foto dei miei idoli di
allora. C’erano tutti, proprio tutti. Non mancava
nessuno. Rivedo i volti di un tempo, i volti dei vecchi
compagni di allenamento e ripenso ai nostri discorsi, ai
nostri progetti, alle speranze, alle illusioni. Come in
una favola, la mia favola. Tutto ciò non potrà essere
intaccato dal tempo. Bene… adesso devo andare! I miei
ragazzi mi attendono.
Si alza. Mi alzo. Mi tende la mano. La stringo. Mi volto
e attraverso la stanza. E mentre mi allontano lungo il
corridoio, ascolto la sua voce: « Quando entrate in
palestra dovete avere dentro di voi una carica positiva.
Liberate la mente dai vostri pensieri e allentate ogni
tensione. Siate consapevoli di essere nel vostro corpo e
non altrove. Concentratevi al massimo. In questo modo
otterrete quello che desiderate e sarete quello che
volete ».
Dopo qualche attimo sono fuori. Continuo ugualmente ad
ascoltare, ma non odo più nulla. L’aria fresca mi porta
l’odore del mare.
Prof. Fulvio Vino
|